Un racconto della pandemia

Nausicaa Galli covid

23/02/2020:
In quella che sembrava una tranquilla domenica di riposo come tante altre, giunge una mail dalla nostra sede centrale, che porterà totale sconvolgimento alle nostre vite nonché un cambiamento radicale delle nostre abitudini. Causa emergenza Covid-19, le nostre strutture vengono chiuse al pubblico ed inizia un lungo e faticoso percorso fatto di Linee Guida, cambiamenti, attenzioni, precauzioni, lavoro continuo 24h senza più distinzione fra sabati, domeniche o giorni feriali, per far sì che il temuto “Virus” rimanga fuori dalle nostre realtà.

25/02/2020:
In piena emergenza lavorativa, mia figlia che vive e lavora da anni a Barcellona, mi inoltra un comunicato ANSA, che riporta la seguente notizia: “Le autorità catalane hanno confermato il primo caso di Coronavirus a Barcellona, sottolineando che si tratta di una donna italiana residente in Spagna. Lo riportano i media spagnoli spiegando che la donna, appena rientrata da un viaggio di lavoro in Italia fra Bergamo e Milano, ieri si è recata in ospedale catalano con i sintomi del Covid-19”.
Contemporaneamente, i media italiani diffondevano la notizia del primo caso di Covid-19 a Barcellona e mia figlia mi annunciava che il primo caso era proprio lei. è stata sicuramente una delle più brutte esperienze della mia vita, ma è servita per ampliare i miei limiti. All’inizio ho avuto solo tanta paura per mia figlia, ricoverata in ospedale in terapia intensiva; ero in preda a mille dubbi e domande (come starà veramente? si staranno prendendo cura di lei? come posso raggiungerla?). Subito dopo, ho dovuto superare la frustrazione data dall’impossibilità di poterle fare visita, e ho ritrovato la spinta per andare avanti. Mi sono riscoperta forte nel ruolo di mamma e altrettanto pronta in quello di direttrice di struttura: di giorno affrontavo i ritmi incalzanti delle attività lavorative, e la sera mi collegavo con mia figlia attraverso interminabili video chiamate per vedere come stava e per cercare di darle supporto e sollevarla, essendo così lontane. Ho trovato moltissimo appoggio in tutti i miei colleghi, che ringrazio, i quali quotidianamente mi hanno confortato e rassicurato con il loro interessamento ed aiutato ad andare avanti nel lavoro e nel mio privato.

Abbiamo iniziato quindi a remare tutti nella stessa direzione contro una forza imponente, ma affrontabile perché eravamo un gruppo coeso. Saremo magari segnati da quello che abbiamo vissuto, ma sicuramente siamo più forti, torneremo a sorridere e sicuramente possiamo dire di aver imparato qualcosa di molto importante, cioè che il passato è passato, ma conserva la lezione che ci ha insegnato.

Barbara Mancini, Direttrice RSA Villa Paradiso